Every day is a miracle

C’è un bel libro di Thomas Hylland Eriksen. S’intitola Fuori controllo.

È una miniera d’intuizioni, specialmente per chi ha passato gli ultimi dieci anni della propria vita a scuola, a stretto contatto con i bambini.

Eriksen afferma che “il cambiamento, per decenni, è stato sinonimo di progresso”.
Che “la storia aveva una direzione”. Ma che oggi, nell’epoca postmoderna, questa storia del progresso ha perso tutto il suo smalto.

Anno dopo anno, lo dimostrano gli indici di fiducia delle persone sul futuro (economico, demografico, ecologico, etc.): l’ottimismo, oggi, non è affatto di moda. Ma com’è possibile? Non siamo forse più “ricchi”, più “al sicuro” di quanto mai lo siamo stati in tutta la nostra passata storia biologica?

Il bello del libro di Eriksen è che sottolinea che la soluzione ce l’abbiamo e che non servirebbe che afferrarla. “Nei sistemi complessi, un’azione ha spesso conseguenze impreviste più rilevanti dei risultati programmati”, scrive.

È quel che Rachel Carson nel libro Silent Spring racconta. Quel che Sebastião Salgado fotografa. Quel che Werner Herzog documenta, per citarne alcuni.

Svelata la realtà (complessa), capita la soluzione: rallentare, rimpicciolire. “Mostrerò quanto diversamente possano apparire il mondo, un’attività o un’idea 
a seconda del livello di scala a cui li si considera”, scrive Eriksen.

“Se si misura adottando come scala un metro, il risultato non è lo stesso che se si sceglie un righello di trenta centimetri. Per cogliere l’autenticità delle vite 
delle persone, la visione d’insieme è utile, ma insufficiente; 
è necessario invece avvicinarsi ed entrare nel personale”.

E non ci si può riuscire se non rallentando, se non abdicando a quell’idea di progresso.

Un’idea che ci rende tristi e scontenti. Che guida le nostre routine giornaliere.
Che ci fa credere normale fare certe cose e anormale farne altre.

Iniziamo questo Blog, questo anno, e festeggiamo i 45 giorni di vita di Kiki con queste prime riflessioni. Fuori c’è il Sole, per ora è un inverno eccezionalmente mite qui.

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