Competition

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Si sa che in un mercato concorrenziale le imprese cercano di massimizzare
i loro profitti incrementando le vendite, le affiliazioni, etc. Si sa anche che una
delle tecniche migliori per attrarre clienti è quella di offrire loro (possibilmente
a basso costo) il prodotto più puro, più genuino, ovverosia quello che meno si
allontana, ad esempio, per caratteristiche organolettiche dalla realtà della
materia prima; oppure, per altri tipi di caratteristiche, dal nostro
immaginario. Chi meglio ci riesce, vince. Poco importa come
ci riesce e se è o no tutto un trucco. Conta l’effetto.

Pagheremmo per respirare l’aria più pura, per bere l’acqua più pura,
per mangiare la verdura più verdura di tutte le altre verdure,
per possedere la tecnologia più tecnologica.

In Italia, vi sarete accorti, non esiste un vero e proprio mercato concorrenziale
dell’istruzione. Salvo, in parte, per i Licei e molto di più per le Università,
faticherete a sapere dove si trova la migliore Scuola dell’Infanzia,
o la migliore Scuola Primaria.

E di certo, pur sapendolo, non vi apprestereste a fare le valige per raggiungerla,
cosa che invece sareste disposti a fare, o riterreste più giustificabile fare,
nel caso di un Liceo o di un’Università. Eppure, destino beffardo!,
per il futuro di una piccola mente in via di sviluppo, contano
molto più gli anni dell’infanzia, che quelli a seguire.

E qui, qualche illusione già potrebbe venir meno.
Ha senso, ad esempio, iniziare a risparmiare per una futura
Università prestigiosa, se prima non ci si è occupati di capire bene
che cosa significa Nido, cosa significa Infanzia, cosa significa Primaria?

Naturalmente, qualcuno potrebbe sostenere che anche in Italia
esiste un mercato concorrenziale delle Scuole dell’Infanzia e Primarie,
anche se sotterraneo. Si parla, in genere, della vetusta lotta tra pubblico e privato.
Tra Statale e Parificato (ovvero, nell’immaginario, tra insegnanti laiche e suore
delle varie e ormai sparute congregazioni religiose). Oppure, si fa riferimento
alla più moderna lotta tra locale e globale. Tra Italia e Resto del Mondo.
Con le scuole americane, francesi, tedesche, che possiamo incontrare quasi
esclusivamente nelle grandi città e che ci piacciono, soprattutto, perché
ci ricordano (finalmente!) quei telefilm coi quali siamo cresciuti.

Montessori, Steiner, non saprei. Siamo certi che si possa parlare di vera e propria
alternativa. Davvero le cose sono così tanto diverse lì, piuttosto che altrove?
Per qualche aspetto senz’altro. Ma è sufficiente, ci basta?

Chi è che davvero ci offre un prodotto educativo più aderente al vero.
L’acqua più acqua, la verdura più verdura. Chi riesce a fare a meno di banchi,
sedie, mura, quaderni, penne, ideologia del lavoro (o lavoretto). Forse solo
chi esce dal circuito aderisce alla realtà. Chi vi entra, inevitabilmente,
si allontana. Poco o molto, dipende.

Kiki, ieri avevo un esame, scusa se non ho avuto tempo di scriverti. Abbraccio.

Sant’Anna Avagnina

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