2 mesi

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Ho camminato con te nella pancia per 1148 Km
e poi sei nata tu, Kiki, il 17 novembre 2018.

Non ho mai giocato tanto con le bambole, ho sempre avuto paura di prendere
in braccio i figli degli altri, non ho mai cambiato un pannolino, non ho fatto
il corso preparto e non ho neppure mai letto un bignami per neomamme.

Quella prima sera con te e senza tuo padre – devi sapere che io e tuo papà
non ci siamo mai allontanati da quando ci siamo conosciuti – è stata lunghissima…

Corrompere le infermiere non è nel nostro stile, ma immaginare sì.
E così ho passato le prime ore al buio ad inventarmi e raccontarti strategie
di fuga per portarti nel lettone di casa.

Quelle due notti però sono fortunatamente passate, il primo pannolino
da cambiare (decisamente carico) e il tuo primo singhiozzo
interminabile (quando capitava nella pancia
era più semplice da gestire).

Ho pensato che mi avessi messo alla prova da subito per poi arrivare a capire
che in realtà tu mi hai semplicemente accompagnato, insegnandomi come
prendermi cura di te, come capirti, come fermarmi per ascoltarti.

Arrivati a casa è iniziata la nostra convivenza.

Tu un esserino così meravigliosamente semplice, ma ad occhi
inesperti complesso, sei entrata nel nostro spazio e nel nostro tempo.

Un tempo che, prepotentemente e in modo naturale, ha iniziato a prendere
un’altra forma. Una forma che aveva i tuoi occhi grigio-blu-verdi – che chissà
di che colore saranno – delle tue guance che assomigliano a quelle di uno scoiattolo
ghiotto di noccioline, dei tuoi pianti infastiditi perché non ti piace essere vestita,
dei tuoi primi Aaaaooohhh, delle ricette che ti racconto mentre sorridi
quando siamo in cucina, delle fatidiche 2 ore in cui le abbiamo provate tutte,
ma nulla funziona, e tu continui a piangere, delle notti in cui io e papà nel lettone,
ci incastriamo come a Tetris perché tu, Kiki, nonostante i tuoi soli 56 cm
di lunghezza occupi un sacco di spazio…

Oggi sono i tuoi due mesi di vita.

Sessantuno giorni insieme in cui abbiamo
camminato l’una stretta all’altra per 305 Km.

Sessantuno giorni in cui mi hai insegnato a vedere nel tuo disperato pianto
delle coliche quant’è grande e insostenibile un dolore e nel tuo sorriso appena
sveglia, quanto l’incrociare il nostro viso sia quel tutto di cui hai bisogno.
Mi hai fatto capire che le emozioni vere vanno oltre il tempo e che io
per quasi quarant’anni ho semplicemente osservato,
sfiorando la superficie del sentire.

Ora sono le 8.40 e giustamente tu vuoi chiacchierare, non abbiamo
ancora parlato del menù di oggi… e allora ti dico solo
un’altra cosa: grazie!

Sara

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