Strike all’acqua di rose!

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Cara Kiki,

lo so, è un po’ che non ti scrivo. Ma non dubitare, siamo stati insieme
ogni giorno, come sempre. Nell’ultimo periodo sei cresciuta tantissimo.
Ora fai cose che prima non facevi, guardi le cose che ti circondano in maniera
diversa. Noi ci meravigliamo ogni momento della tua bellezza e delicatezza.
Soprattutto, non finiamo mai di stupirci per come sorridi, e piangi,
e sorridi di nuovo, come se continuamente risalissi per intero
la corrente delle emozioni umane.

Oggi è il giorno in cui, nel mondo, ci si ricorda del pianeta Terra,
dietro lo slogan “strike for climate”, che tradotto in italiano potrebbe
suonare “bigiare per il clima” o “marinare la scuola per il clima”, o simili.
Greta Thunberg, una ragazzina un po’ più grande di te, è stata presa a modello
da migliaia di persone che da un po’, ogni venerdì, saltano la scuola per protesta
contro i propri governi, accusati di fare poco o niente per la salvaguardia
dell’ambiente. Una protesta giusta, per carità, ma che qui, in Italia,
sa di ridicolo. Ignoro se la piccola Greta sia mai stata nel nostro
Paese. Ma di certo, se venisse, avrebbe bisogno di farlo in
incognito, così da rendersi conto della realtà
delle cose, senza filtri o effetti speciali.

Tu e io porteremmo Greta in mezzo a tutti quei ragazzi e ragazzini italiani
che saltano, sì, la scuola, ma poi verso l’ora di pranzo si infilano in un bar
a prendere una CocaCola o mangiano da McDonald’s. Che saltano la
scuola ma è un anno che si fanno accompagnare in macchina
dai genitori piuttosto che usare la bicicletta. Saltano la
scuola ma guardano la televisione, utilizzano una
lavatrice, un’asciugatrice, desiderano una
macchina per i diciott’anni, e così via.

Tu e Greta siete piccole. Troppo piccole, forse, e ingenue, per sapere che,
perlomeno in Italia, dietro ogni persona che protesta c’è una persona
che ucciderebbe pur di non cambiare le proprie abitudini. Gente
che scatenerebbe volentieri una guerra per un parcheggio,
per una coda alle Poste, per un centesimo in più sulla
bolletta della luce o del gas.

In Italia è sempre stato facile portare le persone in Piazza, specialmente i ragazzi.
È facile, e lo era anche quando io ero ragazzo. Anche quando erano
ragazzi i miei genitori. Ma non è mai servito a nulla.
Pecoroni eravamo e pecoroni siamo rimasti.

Chi tra quelle migliaia di persone che oggi erano in Piazza, da domani smetterà
di utilizzare la propria automobile? Chi smetterà di accendere lavatrice, asciugatrice,
lavastoviglie? Quanti inizieranno a prodursi il sapone in casa? A coltivarsi un proprio
orto? A non cibarsi più di carne? Quanti da domani usciranno dal mercato?

Perché, Greta, anche se sei piccola, tu sai che l’unica soluzione, a fronte
dell’incredibile numero di persone attualmente presenti su questo pianeta,
e soprattutto a fronte del fatto che nessuna di quelle persone è pronta a rinunciare
alla vita che fa o a quella che desidererebbe fare, è quella di decrescere.
E decrescere vuol dire impoverirsi, che lo si voglia o meno.

Chi tra le persone che oggi erano in piazza in Italia, è pronto a impoverirsi?
A me, Greta, non sembrava gente pronta. D’altra parte, sono o non sono
gli stessi che ogni giorno tentano in ogni modo di arricchirsi,
e votano i governi che gli promettono ricchezza?

Nel tuo Paese le cose, forse, sono diverse. Ma nel nostro, cara Greta, vanno così.
E bisogna saperlo, per evitare d’ingrossare le fila, già numerose, dei pecoroni.
Perché noi, Greta, non vogliamo essere dei pecoroni. Vogliamo vivere
con gli occhi aperti, vogliamo rimanere svegli.

Cara Greta, la vera protesta qua in Italia non doveva essere quella di non
andare a scuola. Bensì quella di andarci in massa, ribellandosi,
ad esempio, al sistema delle fotocopie, per cui ogni anno Dio
solo sa quanto tutte le Scuole di ogni ordine e grado
messe insieme spendono e inquinano,
tra carta e inchiostro.

O ribellandosi alla digitalizzazione della scuola, per cui abbiamo già buttato
nell’immondizia migliaia e migliaia di lavagne di ardesia, sostituendole
con altrettante migliaia di lavagne elettroniche i cui componenti
inquinanti provengono da ogni parte del globo.
Digitale che non è fonte di alcun beneficio
pedagogico, ma di molti malefici.

Ecco, cara Kiki, questa è la situazione. Non bella, ma va bene.
Ogni epoca ha le sue gioie e i suoi dolori. L’importante è restare svegli.

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