Musica con Kiki

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Ciao Kiki,

oggi ti riporto quel che Tucidide scrive a proposito di Alcibiade ragazzino:

“Quando cominciò a studiare, mentre obbediva docilmente agli altri maestri,
si sottraeva invece all’insegnamento del flauto, ritenendo quella disciplina ignobile
e indegna di un libero; infatti l’uso del plettro e della lira non nuoce affatto né
all’atteggiamento né all’aspetto che si confanno a un uomo libero, mentre
quando uno soffia con la bocca dentro a un flauto, perfino i suoi
parenti stentano a riconoscerne il volto”.

“Inoltre la lira accompagna la voce e il canto di chi la suona, mentre il flauto chiude e
tappa la bocca, togliendo la possibilità di usare sia la voce che la parola. <<Suonino
pure il flauto>> diceva <<i fanciulli dei Tebani, che non sanno parlare; noi
Ateniesi come ci insegnano i nostri padri, abbiamo per capostipite
Atena e per protettore Apollo, dei quali l’una gettò via il flauto
e l’altro scuoiò addirittura il flautista>>”.

“Così, un po’ per scherzo e un po’ sul serio, Alcibiade si sottrasse all’insegnamento
di quella disciplina e presto ne allontanò anche gli altri; infatti tra i ragazzi si sparse
subito la voce che Alcibiade a ragione detestava l’arte di suonare il flauto e derideva
quelli che l’apprendevano: così il flauto scomparve del tutto dal novero delle arti
liberali e divenne oggetto del generale disprezzo”.

Come vedi, Kiki, il piccolo Alcibiade, all’incirca verso il 440 a.c., aveva già
capito che non era il caso di fare musica coi bambini limitandosi al maledetto
piffero, come io, purtroppo, ho dovuto fare, alla Scuola Primaria e alle Medie
e come moltissimi ancora fanno, nonostante siano passati più di 2000 anni
da quel furbo avvertimento. Mi consola il fatto che tu, per fortuna,
evitando il flauto, crescerai come una vera ateniese, e non sarai
costretta a sbavare dentro un inutile pezzo di plastica verde
intonando l’inno alla gioia di Beethoven!

Forza Kiki, ce la potrai fare a combattere
gli innumerevoli costumi ridicoli di questa società!

Jean-Baptiste Regnault, Socrate che distoglie Alcibiade dai piaceri


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