Chi ha fatto nascere Kiki?

Lascia un commento
BLOG

La nostra chiacchierata con Liana Francione,
splendida donna che il 17 novembre 2018 ha fatto nascere Kiki 😉

Parlaci di te, di quello che fai e del perché hai scelto di diventare ostetrica…

Volevo girare il mondo e iniziai a studiare lingue, ma l’istituto tecnico commerciale non nutriva a sufficienza la mia anima di adolescente inquieta, già attratta dal mondo delle donne e del femminile… Così a 15 anni mi affacciai al Sant’Anna di Torino per chiedere informazioni sulla scuola per diventare ostetrica (“con quelle mani puoi solo fare l’ostetrica o la pianista”, diceva mia nonna…) e ne rimasi sconvolta, misi via tutto e non volli più pensarci. La vita seguitò la sua rotta. A 17 anni iniziai la scuola per diventare infermiera e a 19 cominciai a lavorare in ospedale. Giunta ai 30 dal fondo dell’anima riemerse qualcosa e nel 1992 diventai ostetrica. Nel corso degli anni ho lavorato in diversi ospedali, sono stata un anno in Ciad come cooperante in un progetto di emergenza sanitaria per i profughi del Darfur, difficile, devastante ed estrema esperienza, ancora una volta una rinascita… Poi di nuovo in ospedale, dove lavoro tuttora. Ho viaggiato, ho visto, ho vissuto, ho sognato, ho amato, sono diventata zia di tre nipoti di sangue e di tanti altri di cuore. Ho incontrato e ogni giorno incontro donne, madri, genitori, bambini, che accompagno e dai quali imparo sempre. Si tratta di un cammino fatto di passione ed entusiasmo, vissuto in un momento storico particolarmente difficile, in cui il mio personale conflitto tra scienza e coscienza, tra protocolli e diritti, umanizzazione e sicurezza si riaccende e mi spinge a una ricerca continua di rinnovamento, crescita e approfondimento. Fare l’ostetrica per me è essere accanto alle donne, stare con le donne, nel loro essere, nel divenire delle età, delle esperienze della vita, nelle metamorfosi, nell’amore. È stare coi genitori, con la vita nascente, aiutandoli a trovare le risorse, a stimolare il terreno fertile in loro, intorno a loro. È proteggere, autorizzare, stimolare le loro capacità, accompagnarli in un’esperienza comunque positiva. Per questo continuo a cercare, crescere, studiare. Sono diventata consulente in sessuologia, sono insegnante di massaggio infantile, ho seguito percorsi di studi sull’assistenza naturale alla gravidanza e al parto e da poco sono diplomata Prenatal Tutor. Tutto questo è un cammino di crescita continuo, difficile e meraviglioso perché così è la vita.

Kiki ha avuto la fortuna di essere accompagnata alla nascita da te. E tu hai guidato me in ogni momento, dal travaglio al parto. Ricordo i momenti difficili, quando le energie sembravano sparire e pensavo di non farcela. Sbagliavo a respirare, perdevo la percezione del mio corpo. È normale? Cos’è importante dire e fare per la mamma in quel momento?

Non credo sia esatto dire che si perde la percezione del proprio corpo, anzi credo che la gravidanza e il parto siano un momento davvero unico e magico per ogni donna e siano anche una meravigliosa opportunità per conoscersi e ascoltarsi. Le donne nate nel mondo occidentale negli ultimi 30 anni hanno consolidato tutta una serie di aspettative negative rispetto al parto. Aspettative suggerite dai media, dalla tv, dai racconti delle amiche, dalle riviste… Aspettative che creano allerta, se non addirittura paura, e che hanno un impatto negativo sulla percezione del dolore, sulla fiducia nel proprio corpo e sulla sapienza dei potenti meccanismi naturali. Corpo e cervello si sono evoluti per rendere il parto un’esperienza indimenticabile per mamma e bambino e questi condizionamenti, queste aspettative negativi minano alla radice l’equilibrio fisiologico su cui si fonda ogni parto. Guardare alla gravidanza, al travaglio, al parto in modo positivo permette invece di mettere il cervello e il corpo in condizione di vivere quel momento in modo efficace, dolce e potente, armonico e sinergico. Rilassarsi è il primo passo perché l’interazione sia ottimale e produca la giusta cascata ormonale, dalla quale emerge sua maestà l’Ossitocina, l’ormone dell’amore, che rende possibile questo complesso e meraviglioso lavoro. Ormoni e neurotrasmettitori scambiano messaggi tra cervello e corpo attraverso una danza meravigliosa che ha inizio col concepimento e raggiunge il suo apice durante il travaglio e il parto. Rimanere connesse col proprio corpo permette di fermarsi in questa danza, riconoscerne le onde, accoglierle e cavalcarle, anziché rifiutarle e temerle. Travaglio e parto diventano allora un’avventura gestibile, potente, difficile, certo, ma anche meravigliosa. Occorrono profonda consapevolezza, calma, fiducia per lasciar emergere il cervello primitivo, quello comune a tutti i mammiferi, quello che serve per far nascere il cucciolo. Come fare? Provando a non attendere con ansia, cambiando prospettiva, entrando in un’ottica positiva, stimolando la produzione di ossitocina, aspettando il  travaglio come un miracolo! Ascoltando il proprio corpo già durante la gravidanza, preparandolo ad aprirsi, a respirare, a lasciarsi andare, allenandolo insomma… Ho risposto in modo più ampio alla tua domanda perché a quel momento “si arriva” al termine di un viaggio che dura 9 mesi. Un viaggio che insegna a ogni donna a conoscere e sentire la sua potenza e quella del suo bambino, ad attingere alla loro relazione, al fare insieme, in sinergia. L’ostetrica c’è. L’ostetrica accompagna e ricorda alla donna che sa partorire, che il bambino sa nascere. Accompagna, sostiene, ricorda alla donna l’importanza di rimanere connessa al suo corpo, al bambino, al respiro, nella danza, affinché il miracolo si compia!

Avrai visto nascere tantissimi bambini, la cosa più bella, il momento più difficile e quell’istante che ancora ti emoziona di più del parto?

Ho accompagnato in questo mondo un po’ di bimbi, li ho accolti tra le mani, nati insieme alle loro madri. Alcuni nella naturalità più facile e bella, altri nella difficoltà dell’imperfezione o nell’invadenza inconsapevole. Alcuni hanno dovuto affrontare il trauma, l’angoscia e l’emergenza, e quelle volte ho ringraziato il progresso, la scienza, la conoscenza e anche la tecnologia. Ho cercato sempre di essere spettatrice consapevole di un miracolo in cui gli attori protagonisti sono il bambino, la madre e il padre, magistralmente diretti da sua maestà l’ossitocina. Loro hanno saputo dare alla luce e venire al mondo ogni volta che è stato loro permesso di farlo, in un contesto favorevole, protettivo ed è sempre questo a emozionarmi di più: la sacralità della nascita, la forza della donna, il potere dell’amore!

Da subito abbiamo seguito i preziosi consigli che ci sono stati dati: curare il contatto, allattare a richiesta, dormire una accanto all’altra, portarla in fascia… Alcuni pensano che si tratti di vizi e che passare troppo tempo con noi la porterà ad adattarsi difficilmente agli altri…

Assolutamente non condivido questa lettura. Il libro che ti donai per Natale raccoglie mirabilmente il mio pensiero: I cuccioli non dormono da soli. Il contatto è necessario al cucciolo quanto il latte, per crescere; non è un vezzo, non è un “vizio”, tantissimi studi oggi lo possono dimostrare. L’imprinting è un processo innato del mammifero umano,  che necessita di un accudimento basato sul contatto per permettere uno sviluppo ottimale attraverso la connessione fra neuroni. Sara Buckley, nel suo libro Partorire e accudire con dolcezza parla di “Triangolo di sopravvivenza” della specie: Attaccamento, Allattamento, Nascita rispettata. L’ambiente che serve al neonato non ha niente a che vedere con gli oggetti o i metodi. I neonati hanno bisogno di percepire ed essere accolti nel continuum che il corpo della mamma rappresenta, sia prima che dopo la nascita. Il “Periodo Primale” di cui parla Odent è compreso nei primi 18 mesi, in cui si realizzano gli imprinting psicofisici e il sistema di adattamento primale del bambino getta le basi per il suo “Sistema Salute”. Oggi tutto è valutato in termini di produttività ed efficienza per cui anche le neo-madri sono costrette a districarsi tra il ruolo richiesto loro dalla società e i bisogni del loro cucciolo. Il ritorno al lavoro è spesso una necessità cui devono adattarsi mettendo in essere risorse di resilienza in grado di ottimizzare  le possibilità e favorire lo sviluppo armonico sia psicofisico che della relazione genitore-bambino. Sarebbe importante che si conoscessero meglio i bisogni del cucciolo umano, le sue competenze, il suo sviluppo. Sarebbero sicuramente necessari meno passeggini, lettini, ciuccini, frullatori e radioline spia, latti sempre più “somiglianti” al latte materno  etc. se ci fosse un’educazione prenatale estesa a tutti i futuri genitori, in grado di renderli consapevoli delle loro capacità di accudimento e nutrimento verso i loro bambini, attivandone la competenza e le capacità di resilienza e fiducia, motori per la creazione di un futuro migliore.

È stato difficile per molti credere che da una mamma vegana potesse far nascere una bimba di 3,2 kg. E ancora di più scoprire che questa mamma allatta e che la bimba cresce regolarmente.

Riguardo alla tua alimentazione, non posso che prendere atto di un dato di fatto, hai portato a termine la tua gestazione in condizioni di salute perfette, hai affrontato il parto in buone condizioni con esami ematici nella norma, non hai avuto complicanze successive e stai allattando splendidamente da mesi la tua bambina. Per motivi etici io credo che oggi, anche nella nostra società occidentale, o forse soprattutto, visti i danni creati dal massivo consumo di carne, si potrebbe scegliere un alimentazione vegetariana, a grande vantaggio del pianeta e della nostra salute. E questo è riconosciuto da voci autorevoli che confermano tra l’altro che la dieta vegetariana è un regime alimentare ideale in gravidanza per una donna in perfette condizioni di salute. Non è difficile nutrirsi in modo vegetariano equilibrato. La dieta vegana credo richieda una consapevolezza maggiore in quanto in un periodo di richiesta maggiore da parte del corpo che sta formando dentro di sé un figlio, dev’essere seguita scrupolosamente e integrata di tutti i nutrienti indispensabili per evitare pericolose carenze. So che per te è stato così. Il pericolo è una dieta improvvisata, non ben bilanciata in cui i fondamentali nutrienti  non vengono inseriti e/o sostituiti con altri, il problema sono le carenze o le cattive condizioni di salute, le abitudini di vita sbagliate, il fumo, l’alcool, i troppi fattori di stress. Ancora una volta penso che la gravidanza rappresenti una grande occasione, anche per imparare a nutrirsi di cibi buoni, naturali e il più possibile sani. Non ho competenze sufficienti per esprimere un giudizio definitivo sulla dieta vegana in gravidanza, credo che ogni scelta, quando non rappresenta un limite, vada rispettata e sostenuta quand’è il meglio per quella persona.

Ad oggi è possibile utilizzare il tiralatte e lasciare ad altri il compito della poppata. Un mezzo certamente utile per molti che devono rientrare al lavoro…

Ma nutrimento non è solo alimento. Nel seno il bambino ritrova la madre, il suo calore, la consolazione, la sicurezza. Non è questione di “quanto” latte, ma della relazione creata che nel continuum prosegue ininterrotta (da quando il bambino abitava nell’utero e si nutriva di sua madre, del suo sangue e delle sue emozioni), oppure che è stata interrotta, disturbata da un parto difficile, da una separazione e che riprende nel bisogno di ritrovarla, portando il bambino al seno, al capezzolo, alla madre, all’origine, intrecciando un cordone emotivo al posto del cordone ombelicale. Contrariamente a quello che si sente dire, l’allattamento non riduce i rischi di malattie e allergie, non aumenta il QI… ma sono i bambini non allattati ad essere più a rischio di sviluppare malattie, allergie e altri problemi a medio e lungo termine. Gli studi dei ricercatori pongono sempre l’attenzione sui “benefici” del latte materno, quasi miracolosi, quasi fosse, il latte materno, un “qualcosa in più”, ma non indispensabile, non determinante, nascondendo invece i problemi del latte in formula! Oggi le cose stanno cambiando e si considera la norma quella del bambino allattato, e s’inizia a considera cosa accade quando il sistema normale viene alterato. Questo approccio è più onesto e preciso. L’allattamento al seno non dà “punti in più”, è semplicemente il modo normale di nutrire un neonato!

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...